Catena
di Francesco Azzini

Scena 1
ESTERNO-GIORNO-PIAZZA PAESE
Fa caldo, la piccola piazza ribolle. La facciata bianca dell’unica chiesa quasi non si può vedere. Vicino alla scalinata ci sono due uomini vestiti tutti di nero, calzano un fez con il pon pon che ricasca sulla spalla. Così messi, incorniciano un altare coperto da un panno rosso al cui centro trova spazio un piatto d’argento con delle fedi d’oro dentro: riposano luccicando. In lontananza si sente un rumore di motore; deve essere una moto, forse una Guzzi. Dalla destra della piazza compare in primo piano un polveroso sidecar che sbuffando va proprio a fermarsi davanti a quell’isolato altarino della patria. Dalla conchiglia del mezzo a tre ruote ne scende una donna molto affascinante che con a passo di danza si avvicina al piatto d’argento, sfila i guanti di pelle e toglie la propria fede con molta eleganza facendola cascare dentro il piatto. L’oro fa rumore soprattutto quando all’improvviso crepitanti anelli tesi da eterogenee mani si accumulano nel piatto.
 
Compare la scritta:
Novembre 1936, oro alla patria
Fondo al nero-effetto palpebra

Scena 2
INTERNO-GIORNO-CAMERA DA LETTO
Un anziano robusto signore si sta vestendo; sul comodino c’è un piatto con sopra degli anelli: e’ VITTORIO. Prende un anello e lo infila con cura al dito. In sottofondo si sentono degli schiamazzi provenienti da sotto il terrazzo.

Vittorio: (guardandosi allo specchio)
"Mi aspettano"

Con la mano sinistra prende in mano la foto della moglie morta. La posa dolcemente e calza un vecchio fez nero che campeggia sul marmo del cassettone. Assume un’aria fiera e cammina verso la terrazza; spalanca le porte leggermente socchiuse tanto che la luce solare contrasta con il buio della camera e ci acceca questa visione: Vittorio braccia alla duce guarda il cielo vicinissimo alla ringhiera del terrazzo.

 

Vittorio:
“Gente di mare, di terra, cittadini di questo piccolo paese, fate attenzione; sarò breve. Oggi è l’ultima volta, non mi vedrete più, torno dove riposano gli dei e lo spirito santo nonché quel grande statista che fu lui, il duce!”

Da sotto si sentono delle fragorose risate e uno sventolio di bandiere rosse e della propria squadra del cuore che agita gli animi delle numerose persone: la folla.

 

Vittorio:
“Domenica prossima non ci sarò, me lo sento! E me ne vanto! Addio.”

Annusa l’aria e si ritira nella penombra della camera. Giù nella strada i rituali habitué di questo spettacolo settimale si dileguano rassegnati. Peccato!

Scena 3
ESTERNO-GIORNO-BAR DI PAESE
Un gruppetto di giovani seduti vicino all’entrata sparla del più e del meno. Dall’aspetto sembrano disoccupati.

 

Giovane 1:
“Oh Novizio! Certo che il tu’nonno è veramente forte! Ha sempre affermato che fin che campa nessuno lo smuoverà da quel terrazzo! Non avrà mica un cancro.”

Novizio:(lo guarda con odio)
“Te e tua madre maiala”

Si alza di scatto dalla sdrucita sedia e inizia a camminare velocemente. L’amico continua a guardarlo e getta l’ultimo fango.

 

Amico 2: (urlando)
“Dai non te la prendere che quando muore erediti una fortuna”

Novizio cammina, incontra un signore anziano che lo saluta e gli racconta delle dichiarazioni di suo nonno. Il ragazzo preoccupato corre verso l’abitazione. Arriva sotto al terrazzo e preso le chiavi, con agitazione, apre la serratura.

Scena 4
INTERNO-GIORNO-CASA DEL NONNO
Sale le scale, ha quasi la bava alla bocca. Ormai è dentro la vecchia casa, spalanca la porta di cucina supera il corridoio e dopo essersi fermato alcuni secondi dinanzi alla porta della camera dove è sicuro di trovare il nonno l’apre con cautela. Il vecchio fascista è steso sulle coperte, vestito come la mattina, lo sguardo fisso di fronte a sé e nella mano destra impugna una pistola fascista anch’essa.

 

Novizio: (urla)
“Noooo!”

Boom, il fumo impregna immediatamente la stanza come il sangue sulla coperta.

“Cazzo nonno!”

Novizio casca seduto ai piedi del morto. Poi all’improvviso si alza e apre un cassetto della specchiera; ne spalanca un altro e un altro ancora, corre al comodino lo rovescia, scosta l’armadio dalla parete. Cerca qualcosa ma intanto una vicina si è affacciata nella stanza: sviene. Novizio scuote la donna che riprende a guardare l’ambiente fumoso e buttato all’aria. La signora potrebbe far parte, vestita e truccata com’è della “Hitler Judent”. Apre quelle labbra sottili.

 

Donna:
“Scommetto che questo disordine intorno al corpo di tuo nonno l’hai fatto tu, scombinato che non sei altro e scommetto che cercavi l’unica cosa che potrebbe fare di te un uomo ricco: il denaro.”

Novizio:
“Dov’è il testamento!”

Donna: (con aria canzonatrice)
“E dove credi che sia, imbecille.”

Novizio che fino ad ora le ha sorretto il volto per farla parlare lo lascia fulmineamente tanto che battendo sul pavimento fa un bel tonfo. Grida.

Scena 5
ESTERNO-GIORNO-SOTTO LA CASA DEL NONNO
Novizio schizza via da sotto al terrazzo e sbatte contro un uomo vestito di nero: il prete del paese. E’ molto anziano ma ancora energico; guarda negli occhi il ragazzo che a sua volta cerca di divincolarsi. Gli occhi indagatori e seri del parroco si fanno più vicini. Le labbra carnose si aprono.

 

Prete:
“Figliolo lo sai che non bisogna pensare male della vita la quale ci offre sempre l’occasione di riscattarsi; oggi questa grande chance è toccata a te e al tuo povero nonno. Quel vecchio me lo ha detto più volte che voleva riscattare i suoi peccati, evvero, se li ha compiuti, proprio dopo la sua morte. Mi raccomando Novizio fai la volontà di tuo nonno!”

Il ragazzo imbambolato riesce questa volta a liberarsi dalla stretta e scappa via nel mezzo dell’assolata strada polverosa.

 

Prete: (gridando)
“Mi raccomando fai la volontà del nonno!”

Scena 6
INTERNO-SERA-STUDIO NOTARILE
Il notaio del paese è seduto di fronte a Novizio e con espressione seria e solenne declama le ultime volontà di Vittorio Saraceni.

 

Notaio: (guardando in camera)
“Voglio che sia chiaro per tutti! Tutto quello che possiedo dovrà essere consegnato all’unico mio nipote rimasto: NOVIZIO. Ecc. ecc. ecco la cassa dovrà essere aperta fuori, nel mezzo della piazza di paese. Tutta la popolazione è invitata a partecipare.”

Novizio: (stupito)
“La cassa?”

 

Scena 7
ESTERNO-GIORNO-PIAZZA DI PAESE

Novizio: (eccitato)
"La cassa!"

Di fronte a Novizio e raggruppati sulla scalinata della chiesa ci sono tutti gli abitanti del paesino.Novizio regge con la spalla destra la bara che avanza fino al primo contatto con la folla. Sul lato destro di questa vi è il notaio seduto col suo tavolino vicino ad un enorme cassa di legno. La bara entra in chiesa, Novizio è sostituito, da un amico. Alt! Prima deve essere aperta la cassa alla presenza dell’unico parente. C’è molto trambusto e soprattutto curiosità sull’eredità di Novizio. Una fila di vecchini è seduta sulle proprie seggiole portate da casa come se fosse venuto il momento del giudizio universale. Gli amici di Novizio sono euforici.

 

Amico 1: (sogghigna)
“Ricordati di me Novizio!”

Una vecchina tutta sdentata tiene in mano un rosario e balbetta fra sé.

 

Vecchina:
“Speriamo di ritrovarlo è l’unico ricordo di te Fabrizio (guarda verso il cielo che ci abbaglia).”

Il notaio chiede che si faccia meno confusione e inforca gli occhiali. Nelle mani ha il testamento di Vittorio Saraceni “morto sparato”.

 

Notaio: (scruta la folla sia a destra, sia a sinistra)
“Ci siamo tutti”

Amico 2: (urla)
“Via si sbrighi che c’è un sole che spacca le pietre!”

Notaio:
“Calma! Nel testamento c’è scritto che tutto il paese deve presenziare; allora iniziamo! Il nipote Novizio può aprire la cassa che contiene l’eredità.”

Novizio è di fronte al notaio e nel mezzo della piazza corre verso la vecchia grande cassa. Sopra di essa c’è un piede di porco che il ragazzo prende e in un batti baleno fa saltare il coperchio di legno. Polvere!
Non si riesce a vedere niente, la gente si fa più vicina. Novizio imitato dagli amici più cari è costretto a spintonare la curiosità più in là, sempre più in là.
Finalmente si sente un campanello, il suono di un campanello di bicicletta proprio quello; riecheggia dall’interno della cassa. E’ un amico di Novizio che ha infilato la mano dentro lo spazio ereditario.
L’erede, allora, con tutta la forza che ha afferra il manubrio e la tira fuori cascando in terra per la frenesia con cui ha eseguito l’azione.
Oh!! Oh!! Ahi! Hi!! Risate e stupore collettivo. I sogni vani del nipote diventano vani veramente. Un vecchio con sì e no tre denti sudici di tartaro e gialli come filtri di sigaretta inizia una grande e buneliana risata.

 

Vecchio:
“Ah, Ah , Ah!”
Scoppia il delirio collettivo.
Novizio resosi conto che il tesoro non è altro che un ferro vecchio, una bici del 1940 giù di lì, salta sulla canna e imbarazzato pedala verso la pianura fuori da tutti e da tutto, fuori dal paese.

Scena 8
ESTERNO-GIORNO-STRADA DI CAMPAGNA
Il piede di Novizio spinge sui pedali arrugginiti. Delle gocciole cadono sul madreperlato del manubrio. Piove? Piange. Novizio piange e pedala, corre sulla polverosa e secca stradina. Un tonfo sordo si apre nel cielo azzurro. Il macilento ragazzo tira i freni che riescono a malapena, dopo 10 metri, a fare il proprio dovere. Con foga Novizio alza la bicicletta, si gira verso la parte destra della stradina dove scorre un ruscello e getta il ciclo d’epoca dentro. L’oggetto prima di adagiarsi sul basso fondale si impenna su un masso e capitombola giù. Incazzato col mondo Novizio torna verso casa.

Scena 9
ESTERNO-GIORNO-LETTO DEL TORRENTE
L’acqua scorre trasparente sopra il ferro a due ruote. Sulla canna è visibile il nome della ditta che la fabbricò.

Dalla catena della bicicletta, per l’azione dell’acqua, si staccano tanti piccoli pezzettini. E’ il colore con cui è stata verniciata. Perbacco le maglie sono gialle, di un giallo fede, sì giallo oro!
Il sole lo fa luccicare.

 

Scena 10
ESTERNO-GIORNO-SUL CIGLIO DELLA STRADA
Novizio guarda in su e legge il cartello:

Catena
frazione di Poggio a Caiano

Si incammina verso casa.

Sotto ai titoli di coda, vecchie immagini del 1918 sulla fusione dei metalli in una vecchia fonderia.

 

FINE

Per ulteriori informazioni www.hulot.it

 

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