Il mio interno
di Alessandro Agus

Interno, soggiorno, notte.
Il dr. Gervasi, un nome proprio sarebbe per lui un' inutile perdita di tempo, è un uomo alto e gracile, sui 35 anni, ha un caschetto di capelli biondastri - tipo Renaud Séchan trattato con gel e tinture tendenti al castano - ha piccoli occhi scuri infossati nelle arcate e schermati da un paio di occhiali dalla montatura pesante, il suo sguardo appare così lontanissimo.
Vive in una grande città, piena di gente e di nebbia. E' un promotore finanziario. Indossa deprimenti completi monocolore da grande magazzino, le giacche strette in spalle evidenziano la sua magrezza; lega le cravatte con strettissimi nodi da bilioso. Sull'anulare della mano sinistra porta un anello su cui è montata una vistosa pietra gialla bombata.
Parla in modo rapido ed inespressivo, come quando si ripete qualcosa che è ormai diventato routine. Della religione se ne frega, ha convinzioni friabili sugli aspetti della vita più importanti così come sui più sciocchi, in politica è un opportunista. Fuma strane sigarette lunghe con la confezione rosso bordeaux.
E' sposato con Marta, trentenne taciturna che compare nella sua vita soltanto per preparargli cena e stirare i suoi orribili completi da pignoratore. Cena soltanto perché il dr. Gervasi mangia una volta al giorno con acritico zelo da burocrate, senza manifestare mai piacere né scarso gradimento. Non ride mai, la funzione gli è regredita.
Ripete spesso che tutti questi depressi che ci sono in giro finiranno poi drogarsi e delinquere - e poi ci sono già gli albanesi - così se hanno soldi li sottraggono al circolo virtuoso dell'economia pulita e se non li hanno li rubano ai virtuosi investitori che ha l'onore di annoverare tra i suoi clienti ... e lui ne ha bisogno, glie ne servono sempre di più.
Il dr. Gervasi cammina nervosamente nella penombra del soggiorno, indossa un pigiama a grandi righe verticali bianche e azzurre. Ha lo sguardo scosso di chi si è svegliato da un incubo ed ha scoperto di viverlo davvero.
"Vacca boia, dove ho messo il contratto del cav. Galeazzi? Era il mio pezzo da novanta! Con quel cavolo di scheda sulla privacy ... quella mai una volta che si perda! ma qui a furia di compilare moduli inutili siamo diventati peggio dei bancari ... così poi si perde di vista quel che è più importante, i contratti a 11 zeri, vacca boia! ... che schifezza di birra, è calda, dovremo anche riparare quest'arnese di frigobar ... Dio, divento pazzo, non c'è neppure in borsa ... sì, senza soldi, si ripara senza soldi, il frigobar! Se lo sarà preso Marta, l'imbecille, quella non distingue un foglio di scottex e un contratto a 11 zeri, cazzo diavolo, la devo svegliare ... si sarà presa di sicuro quelle sue pastiglie bluastre, c'ha il sonno di piombo ... sì, vado, chi-sse-ne-frega, ci vado ... madonna, ma quella urla, sveglia i vicini, quelli odiano anche lo sciacquone alle due di notte, con questi mattoncini di strutto ... vabbe', guardo un po' di tivvù, mi fumo una sigara e poi provo a sgattaiolare ... sì, la sveglierò! ... ... se c'ho coraggio ..."


Torna all'homepage