L'ingresso
è sul retro
di Alessandro Agus
I Dalla
Costa erano felici, molto molto felici, tanto felici che si erano convinti
che in quel loro mondo incantato doveva esserci per forza qualcosa di
sbagliato, un difetto, un tarlo nascosto che, presto o tardi, avrebbe
mostrato il capino... Beh, comunque per il momento erano proprio felici,
si amavano come undici anni prima, avevano lavori straordinari e rilassanti
e una strepitosa casa con campi da tennis in erba sul versante di via
del Colle ed una piscina olimpionica sul retro, elegantemente ombreggiato
da pini e fitte file di alloro... e poi Germana era incinta... sarebbe
stato il loro primo bambino.
Forse erano i larghi finestroni del soggiorno, così esposti al
passaggio ed alla vista, forse era la recinzione in pietra serena, dall'aspetto
così inappropriatamente friabile e confidenziale, forse era proprio
il lato anteriore della loro vita, il viale che il tarlo avrebbe percorso.
O forse era solo l'attesa per quella nuova presenza, quella creatura
a cui avrebbero dato certo qualcosa di più del consenso ad esistere
e della misera catenella del DNA umano...
Dalle finestre del soggiorno, d'altra parte, non entrò mai nessuno.
Dalla porta invece sì. Pochi mesi più tardi. Germana e
Fiorenzo Dalla Costa si urlano dove cazzo hai lasciato le chiavi, amore,
lei impacciata da un tenero fagotto bianco, non bastassero le volute
cascanti della pelliccia dello stesso colore, che i vicini avevano sempre
sperato falsa; lui reso inabile da un carico di elenchi telefonici e
pagine gialle che ne spostano la naturale tendenza di gravità
alquanto in avanti, arcuandogli il dorso in modo assai acconcio al cappotto
cammello che indossa.
I Dalla Costa si siedono di fronte, separati e non nascosti dal vetro
del tavolo del tinello. E' la parte più riposta della casa...
Dalla culla a fianco il pianto grazioso di un neonato.
Non sono felici, i Dalla Costa. Questo è già evidente
del fatto che parlano fra di loro, uso del tutto dismesso nel nostro
mondo perfetto, quando non si tratti di vita di società.
.. Fiorenzo abbandona l'onda impastata di gel della sua frangia sul
palmo della mano sinistra. La naturale mobilità elettrica dei
muscoli sembra avere lasciato qualsiasi fibra del suo corpo per concentrarsi
sulla bocca; è la statua di un nuotatore uscito dalla piscina
del foro italico, avvolto da suggestione di sole e di agonismo in attesa
di espressione.
Germana invece lo dice anche con gli occhi castani che la piscina no,
non è una buona idea. Non possiede respirazione cutanea, se non
altro.
Fiorenzo riacquista fluidità umana spuntando dalle pagine sottili,
infinite per numero e segreti degli elenchi, gli indirizzi già
sperimentati... le associazioni di volontariato hanno già rifiutato
ed anche con le ditte farmaceutiche e con i più spericolati fabbricanti
di cosmetici o di sapone di speranze ne ha poche.
Sì, la piscina è un'ottima idea. Del resto un padre ce
n'ha d'intutito, quando gli resta tempo d'usarlo.
Gli occhi grigio ghiaccio scorrono una pagina di concessionarie di auto
in un'ultima corsa, destino di frenesia e verosimile scacco.
Germana si alza di scatto percorsa da un istinto che non dà tempi;
avvolge la culla, ora silenziosa, in una morsa che è difesa ed
assedio, la serenità dell'amore materno...
Del resto una madre può interpretarle, le disposizioni naturali
di un figlio, se proprio ne ha voglia...
Germana solleva delicatamente la copertina e si balocca con quella che
sembra l'estroflessione di una lumaca.
Il prato sul retro - pensa - potrebbe essere un'ottima mediazione...
"Il
frutto maturo d'una mente contorta, l'evoluzione lineare di una testa
acerba" (La mia ex)
"Capolavoro politically uncorrect da cui potrebbero trarre cinema
solo Lynch e..." (valeriomurri)
"E' di quel bischero del Polvani?" (mia mamma)
"Ah, ma qui bisogna berci sopra!" (La Sara)
"Carino" (Manfredi)
"La figura della lumaca riemerge qui a simbolo della forza e della
resistenza di tutte ed ogni civiltà contadina" (L'urlo del
Serchio)
"Questo è un innesto, chi lo capisce è lesto"
(io)